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Un calcio tra i pali. Non è più cosi semplice | mondOvale

Che responsabilità il calciatore! La sua solitudine! La paura… Che si ha la pretesa di sopire con un rituale. Quei gesti che ornano l’esecuzione del calcio piazzato, in effetti, presi singolarmente non hanno alcun potenziale. Ciò che conta è la loro concatenazione. E tutti insieme, uno in fila all’altro, formano appunto un rituale, il cui scopo è raggiungere la concentrazione massima. Bisogna svuotare la mente dai pensieri: “Il primo è andato male adesso devo farcela… Se non lo metto mi tolgono il posto…”. Bisogna non sentire più il rumore dello stadio (anche uno stadio muto e con il fiato sospeso fa un rumore terrificante) e la presenza dei compagni, isolarsi dal mondo, dal vento e dalla pioggia, dai fischi (ormai di casa anche sui campi di rugby. Che tristezza!). Il rituale non assicura il risultato, serve a immergersi nell’attimo.

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