Libro: palla bella palla ovale cade bene cade male – Gladiatori e placcatori (Cap. 3)

Palla bella palla ovale Palla bella palla ovale cade bene cade male

Gladiatori e placcatori

Il placcaggio è il biberon del rugbista. È il gesto tecnico che caratterizza questo sport, e se un bimbo alle prime esperienze si nutre da questo biberon, tutto diventa più semplice. Un giocatore di rugby che non placca, non viene considerato tale.

          Può essere il più veloce al mondo, realizzare molte mete, ma ci sarà sempre qualcuno che lo criticherà dicendo “Si e bravo, ma non placca!”. Si può tranquillamente dire che il placcaggio, o meglio il coraggio di placcare, è la consacrazione del rugbista.

          Tecnica e coordinazione dei movimenti sono veramente difficili da insegnare. Ci provo sempre a spiegarlo: “si entra con la spalla opposta alla gamba che sta più avanti;  bisogna stare bassi; chiudere il placcaggio spingendo con la spalla in avanti e contemporaneamente tirare con le braccia verso di sé”. Spiegare ad un bimbo il concetto di leva è un’impresa galattica. Mentre parli ti osservano con uno sguardo che esprime il loro pensiero: “Si bravo, ma adesso giochiamo”. Ed allora, poche parole perché è meglio giocare e far provare il placcaggio direttamente a loro.

          In ogni caso non c’è molto da dire ad un bambino di sei anni sul placcaggio. È importante, per la propria incolumità, insistere su fatto di prestare attenzione a non cadere con la testa sotto il giocatore che stai placcando ma sopra, e poi, per l’incolumità dell’ avversario, di non placcare mai al collo.

Palla Bella Palla Ovale - Immagine 1

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A chi “subisce” il placcaggio bisogna anche ricordare di cadere  senza metterela mano a terra per attutirela caduta. Come? Sono molto d’aiuto alcuni esercizi di caduta eseguiti con il pallone in mano (o con le mani sulla testa): piega le ginocchia, sposta il peso da un lato, appoggia il ginocchio a terra, poi il gluteo e poi la spalla, e soprattutto tieni sempre il pallone tra le due manine (o appoggiate sulla testa).

 

I primi placcaggi in genere sono timidi, per la paura di cadere e pertanto si provano prima da fermi, in ginocchio e poi camminando lentamente, cercando di controllare la caduta del bambino.

Palla Bella Palla Ovale - Immagine 3

Quando il coraggio comincia a sostituire la paura e ci si sente un po’ più leoni, si prova il placcaggio correndo piano, prima di lato (è il più semplice e meno traumatico), poi di fronte ed infine da dietro.

Ovviamente la distanza tra il placcato e il placcatore deve essere piccola.

Ci sono una serie di giochi utili all’insegnamento del placcaggio disponibile nelle guide tecniche o nella memoria degli allenatori più anziani, ma a mio parere il più bello e divertente rimane “bandiera”, dove però la mitica bandierina è degnamente sostituita dalla palla ovale.

Durante l’esecuzione dei placcaggi, evitate di usare frasi ed incitamenti troppo aggressivi, magari usati nei vostri riguardi quando eravate giocatori, del tipo “spezzalo e buttalo a terra e riducilo in polpette!!” o “sei una incapace, non riesci neppure a fare cadere una foglia”. Sottolineare un fallimento è una pratica inefficace e ci vuole molto tempo e fatica per diventare esperti. Ci si dovrebbe limitare a dare indicazioni sulla corretta posizione da tenere: “spingi con le spalle”, “chiudi e tira le braccia verso di te” o “spingi sulle gambe”.

Ricordatevi di gratificare sempre i bambini, con una semplice frase come “Bravo, sei in gamba, vedrai che il prossimo placcaggio sarà migliore”.

Per bloccare sul nascere placcaggi al collo, ho rubato una frase veramente d’effetto, gridata da un educatore dell’under 10: “Non al collo ragazzi, alle gambe. Non è mica la tua fidanzata!!”. Da quel momento ho finalmente capito il motivo per cui in under 10 i placcaggi al collo erano merce rara.

Ma soprattutto cercate di non dare ascolto al vostro ego con dimostrazioni tra educatori su come eseguire un corretto placcaggio, anche perché potreste farvi male sul serio e “rimanerci male”. Il placcaggio deve essere insegnato innanzitutto come un’azione di gioco positiva che ti permette di vincere una palla, piuttosto che come una coraggiosa battaglia personale.

Certo che un bambino che placca o che affronta il placcaggio si sente indubbiamente coraggioso, ha meno paura del contatto con gli altri bimbi e con il terreno. Ma non si deve mai trascurare che la percezione del pericolo in un bambino non è ancora molto sviluppata e quindi: occhi aperti!

Provate a chiedere ai bambini: “È meglio essere placcati o placcatori?”. Vi risponderanno sicuramente che è meglio essere dei placcatori (ricorda un po’ la parola gladiatori), perché è più divertente, e poi se si è bravi gladiatori (placcatori), si possono fermare anche i giocatori più robusti. Ma è necessario  imparare che spesso si viene placcati anche dai fuori taglia ed a volte si cade rovinosamente a terra.

Il placcaggio è l’unico gesto permesso per impossessarsi della palla che sta nelle mani dell’avversario, e questo deve essere chiaro sin dall’inizio. Poi ti puoi sentire coraggioso e temerario fin che vuoi, ma se non recuperi il pallone dopo il placcaggio il tuo gesto coraggioso non è servito a nulla.

Il recupero della palla dopo un placcaggio avviene solo quando chi è stato placcato lascia il pallone (e possibilmente cerca di rialzarsi in piedi nel più breve tempo possibile). Anche questa regola deve essere spiegata ai bambini: accertatevi che l’abbiano ben compresa.

Dopo aver esposto con poche parole il concetto del fallo chiamato “tenuto a terra”, chiedete loro se hanno capito bene e fatevi ripetere ciò che avete detto. Questa è l’unica maniera per verificare il loro livello di comprensione. Poi puntualmente rimarrete delusi perché pochissimi metteranno in pratica il vostro insegnamento, ma tutte le volte che fermerete il gioco per un errore di “tenuto a terra”, chiedete sempre il motivo dalla vostra interruzione e poi se nessuno risponde, non stancatevi di spiegarlo in modo semplice e conciso.

Palla Bella Palla Ovale - Immagine 4Tutto si svolge a terra, e chi ha paura del terreno riuscirà con fatica a praticare il rugby, come chi ha paura dell’acqua non può nuotare. La paura del terreno è legata al timore di cadere a terra.  Ho notato che in genere non si tratta quasi mai della paura del dolore fisico causato dalla caduta, ma del timore di “rimanerci male”.           Sembra quasi una reazione emotiva di delusione, scaturita da una situazione di mancato rispetto nei propri confronti, praticamente un gesto di risentimento. Il bimbo che cade a terra si sente ferito nella sua dignità perché non si aspetta di cadere, soprattutto se poi viene “canzonato” dai bimbi che assistono alla scena. La confidenza del bimbo con l’elemento terra è quindi indispensabile e ci si deve armare di pazienza per aiutare il bimbo a superare i suoi timori.

Pertanto, non forzartelo mai a cadere, per nessuna ragione, rassicuratelo trasmettendogli la convinzione che può farcela da solo e procedere sempre e solo gradualmente. Infine ricordatevi che quando si cade a terra a causa di un placcaggio è necessario rialzarsi immediatamente, poiché non è ammesso cercare di riprendersi il pallone quando si è a terra, ma soprattutto per evitare di farsi male rimanendo sotto il mucchio che potrebbe formarsi.

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